Libero è un quotidiano regionale non nazionale gli vanno tolti i finanziamenti pubblici.

Libero e Avvenire non dovrebbero ricevere i soldi del finanziamento pubblico all’editoria perché non rispettano i criteri imposti dalla legge, Fonte oltretutto DiMaio i finanziamenti pubblici all’editoria li voleva eliminare radicalmente.

Secondo il Post ad aver diritto ai finanziamenti pubblici diretti per l’editoria il giornale in questione deve essere gestito da una cooperativa di giornalisti, in pratica devono essere un gruppo di giornalisti indipendenti ad autogestirsi invece Libero diretto e fondato da Vittorio Feltri risulta di proprietà privata della famiglia Angelucci, l’editore è Antonio Angelucci, c’è la catena gerarchica, la catena di comando, cioè i giornalisti non sono per niente un gruppo autogestito, ma possono essere licenziati su decisione dell’editore, anche il Direttore può essere licenziato e sostituito dal “padrone”, non vedo come Angelucci, un tipo losco con la terza media nato in Abruzzo e residente nel Lazio, possa aver diritto a finanziamenti pubblici; pensate che il Corriere della Sera e gli altri grandi giornali italiani non ricevono finanziamenti pubblici ma hanno diritto solo a sgravi fiscali perché non fanno finta di essere una cooperativa di giornalisti autogestita, devo dire però che il caso di Angelucci è estremo perché anche Libero non fa finta di essere una cooperativa autogestita, infatti Belpietro fu licenziato da Angelucci come da un qualunque altro editore proprietario del giornale perché “non gli obbediva” oppure si dimise ma con le stesse dinamiche, eppure Libero riceve i soldi del finanziamento pubblico lo stesso; aggiungi lo sgarbo continuo nei confronti dei lettori meridionali di cui si sono lamentati Sandro Ruotolo e Borrometi che ne fa un giornale chiaramente regionale, territoriale del cosiddetto “profondo Nord”, usa un gergo, per esempio il famoso “Terrone” in prima pagina, che non è da stampa nazionale, ma da giornalotto territoriale-locale, quindi Libero dovrebbe essere catalogato come stampa locale, invece risulta ufficialmente quotidiano nazionale, ciò che è assurdo, come è assurda la posizione geografica dell’editore che essendo dell’Abruzzo va col CentroSud del Paese non col CentroNord però il suo giornale usa termini che nemmeno La Padania – che è giustamente catalogata come stampa locale – da qui il mio sospetto che Antonio Angelucci non sia altro che un prestanome di Berlusconi perché ha un seggio sicuro nel Lazio con Forza Italia; a Berlusconi piace fare il doppio gioco, e certe volte anche il triplo, si sa che oltre Forza Italia anche la Lega Nord fosse di sua proprietà, è un tipo che, contrariamente a quelli “che non le mandano a dire” invece “le manda a dire” da qualcun altro, cioè paga qualcun altro per insultarti in modo da non avere lui la reputazione di esser rozzo, però che Angelucci sia un prestanome di Berlusocni è un mio sospetto, non posso dire di saperlo, ma non riesco a capire che c’entri uno dell’Abruzzo con gli insulti anti-meridionalisti di Feltri.

Quanto ad Avvenire anche qui la catena di comando, la catena gerarchica c’è e come: comandano i Vescovi, il giornale è di proprietà della CEI, i vescovi possono sostituire il Direttore e licenziare i giornalisti dissenzienti dalla loro linea, quindi anche in questo caso non si tratta in nessun modo di una cooperativa di giornalisti indipendenti aiutati dallo Stato a fare editoria: è una mazzetta ai vescovi, l’ennesima. I vescovi italiani hanno poi una capacità di “intrallazzare” impressionante, finora son sempre riusciti a convincere dei politici a dargli soldi dello Stato per far cose di testa loro in cui lo Stato non possa però metter bocca: sono esperti in manipolazione e anche questo deve finire, si va dai finanziamenti alle scuole private cattoliche che assumono con i soldi dello Stato i raccomandati dei Vescovi ai finanziamenti alla loro editoria, ai finanziamenti alle loro imprese di beneficenza in cui le assunzioni del personale si fanno strettamente per raccomandazione di un prelato, ma i soldi per gli stipendi li mette lo Stato. E’ un insulto allo Stato laico, agli Italiani che non vogliono – o che pur volendole non hanno – le raccomandazioni dei vescovi e di fatto si è arrivati alla legalizzazione della raccomandazione con la scusa che i prelati “aiuterebbero” lo Stato, in realtà è un modo per piazzare i loro ragazzi in posti di lavoro semi-pubblici cui si doveva accedere per concorso, titolo e punteggio indipendentemente dalle opinioni religiose.

Come potete vedere sia il Post che il Corriere della Sera chiedono soldi ai lettori per il proprio sostentamento e non ricevono finanziamenti pubblici, per quanto abbiano agevolazione fiscali, cosicché, come rilevo nel video, per leggere gli editoriali di Galli della Loggia devi pagare, per farti insultare da Feltri “offre lo Stato”.

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Allora non sarebbe meglio evitare e levarli veramente questi soldi pubblici all’editoria?

Io sono contro la censura, non sto dicendo che Feltri non debba poter scrivere quello che vuole ed usare il gergo che preferisce, però non vedo perché a lui e giusto a lui dovrebbero arrivare soldi pubblici; vada a cercarsi gli sponsor se ne è capace, come gli altri.